Fontana Cavallina

Realizzata tra il 1865 e il 1893 sulla base di un progetto riadattato da un architetto melfitano: Giuseppe Antonio Locoratolo. Non sono noti i motivi che indussero gli amministratori del tempo a scegliere quel luogo per la costruzione della fontana. Bisogna però ricordare che all’ora l’approvvigionamento dell’acqua e non solo esso avveniva a capo d’acqua, un luogo posto alla fine dei valloni dei Greci, incantevole ma scomodo da raggiungere considerando il notevole dislivello tra esso e l’abitato. La sua costruzione venne ipotizzata successivamente al 1854, anno in cui una frana causò il parziale crollo del Castello (Palazzo De Marinis) e il seppellimento di molte abitazioni che si trovarono nella traiettoria della frana che terminò nel Vallone dei Greci. Nello stesso anno a Genzano scoppiò un’epidemia e il 16/12/1857 il paese fu danneggiato da un terremoto. Già da tempo di parlava della costruzione di una fontana pubblica in paese, questi avvenimenti drammatici ne accentuarono l’idea.

Solo quando, il 2 dicembre 1960 diviene sindaco Federico Mennuni egli afferma “quell’immondezzaio alla Cavallina costituisce un grave pericolo per la pubblica salute, per cui non solo è tempo che si ripulisca ma, per evitare che altri rifiuti vi si accumulino, si dia finalmente e seriamente mano al progetto a suo tempo presentato dall’architetto Locoratolo per la costruzione di una pubblica fontana. Si avvia addirittura una raccolta fondi per la costruzione della fontana. Forno molte le volte in cui i lavori iniziarono e rallentarono per vari inconvenienti, come quando nel 1862, alla ripresa degli scavi, si rinvennero altre sorgive sotterranee e per prevenire altre frane era necessario intervenire con ulteriori lavori, dando fondo alla somma stanziata.

Nel progetto originale la lunghezza del corpo principale era di 18m circa e la larghezza massima di 8m. il progettista Locoratolo, si era ispirato allo stile classico forse ispirato dalla statua della Dea Cerere. Si accedeva ad essa mediante una bassa gradinata. Ai lati c’erano due enormi vasche (abbeveratoi) di 4×1,80m e sul retro il vascone che fungeva da lavatoio. Nell’edicola di apriva un arco a tutto sesto ai cui lari erano addossate due colonne lisce, in stile tuscanico, con i capitelli sormontati da un fronte con timpano e il fronte era sormontato da un elemento decorativo che, a sua volta, terminava con una croce. Sette cannelle di bronzo, tutte nel corpo centrale, erogavano l’acqua che dalla casca principale defluiva in quelle laterali e nel vascone sul retro.

Successivamente, nel 1861, vennero fatte delle modifiche all’edicola (struttura principale) sostituendo il “pesante, goffo ed avariato frontone ed eliminando il parapetto (perché troppo distante dalle cannelle di erogazione), le due vasche laterali che fiancheggiano il fronte e la vasca posteriore destinata a lavatoio.

Nel 1993/94 la fontana ha subito l’ultimo importante restauro e ampliamento svolto dall’impresa Nei Donato di Genzano. Sul progetto dell’architetto romano Paolo Martellotti. L’intervento più significativo fu la demolizione dei discutibili lavatoi alle spalle della fontana e la loro ricostruzione sul nuovo piazzale adiacente.

Oggi il complesso ha una forma ad anfiteatro con struttura a mattoni pieni, cotti, naturali, senza intonaco e con cordonatura superiore in pietra viva. La pavimentazione in selciato si estende alle due rampe di accesso. Il complesso consiste in un monumento di stile neoclassico con svariate fontane a cui viene collocata dirimpetto un’ampia vasca di forma circolare. Ad attrarre lo sguardo dei passanti è indubbiamente il fascino la statua della Dea Cerere risalente al periodo del II e III sec. a.C. protettrice dell’agricoltura e in modo particolare del grano. Scolpita su pietra viva con un’altezza di 1.5 metri. È alimentata da una polla inesauribile di acque sorgive, provenienti da tre direzioni: da nord-ovest da una zona detta “contrada Giardino”; sa sud-ovest “san Giorgio”; da nord-est “sotto il Municipio”. La prima alimenta la Fontana, la seconda alimenta una vasca secondaria, la terza alimenta il pubblico abbeveratoio. Quest’ultima mediante un cunicolo sotterraneo, costruito ad altezza uomo per facilitare la manutenzione, attraversa via Cavour, rasenta il municipio, si estende per via De Marinis e incanala le acque di una profonda cisterna, situata all’incrocio tra Corso Vittorio Emanuele e via De Marinis. Le acque di supero, e quelle piovane, si scaricano tramite cunicoli nel vicino vallone dei greci.  

2 giugno 1893 si affida il restauro della statua della Dea Cerere allo scultore napoletano Andreoli. In aggiuta ricostruì per intero una mano inquanto troppo rovinata per essere restaurata. Rimessa a nuovo Cerere, rimane il problema della sua collocazione. Fino ad allora era collocata sotto l’arco a tutto sesto dell’edicola, ora si vuole trovare una sistemazione che sia meno raggiungibile da mani vandaliche. Fu collocata quindi sulla sommità dell’edicola, al posto della vecchia croce.

Il 25 ottobre 1978, la fontana riceve un prestigioso riconoscimento nazionale, ovvero l’inserimento tra le 33 fontane più belle d’Italia. La zecca dello stato, nell’ambito della serie “Fontane d’Italia” ne dedica un francobollo da 120£.

Nella notte tra il 6 e il 7 novembre 1988, ignoti ladri staccano la testa di Cerere e la rubarono. Se sia stato o no un furto su commissione non sta a noi dirlo.

Attualmente, la fontana cavallina ha riacquistato il suo antico splendore.

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