Castello di Monteserico
Nei documenti risalenti al periodo del Medioevo, è abitalmente citato come “Mons Selicola”, ma la forma che appare innanzitutto a partire dalla metà del XIV secolo, è Mons Sericola, dove l’origine etimologico, appare molto chiaro monte e territorio: monte e territorio coperto da pascoli, la cui erba oramai scomparsa è così molle e fina che pare una seta.
Il castello fu costruito in più fasi: prima fu innalzato il corpo centrale, in seguito venne fortificato e poi probabilmente nel 980 furono costruite le mura perimetrali.
Testimonianza di architettura rurale risalente ai secoli XVIII e XIX, presidio di un grande villaggio medievale sorto in epoca bizantina
A circa 18km dal centro abitato, su una collina a 520m. E’ circondato ad ovest dai paesi di Genzano di Lucania (comune di appartenenza del castello) e Banzi, a sud-est da Acerenza e Oppido Lucano, a nord da Palazzo San Gervasio e Spinazzola. Al castello si accede tramite una strada rurale presente sui versanti sud ed est del colle. Dalla sommità orientale del crinale si ha l’accesso alla piana collinare, dove incontriamo una piccola cappella che appare subito in una architettura semplice ed austera e nella sua purezza volumetrica.
Un torrione, dalla forma quadrata in pianta, di lato circa 12.8m, si eleva distaccandosi da un complesso di cortine murarie e fabbriche più basse, che vi si sviluppano intorno in maniera concentrica e si radicano al suolo, lungo tre dei quattro fronti, mediante basamenti a scarpa. Un corridoio separa parzialmente la torre dalle suddette strutture circostanti.
Il complesso architettonico, si articola su più livelli, differenziati rispetto ai vari corpi di fabbrica che lo compongono.
La torre, posta al centro del complesso architettonico, presenta tre livelli. Un piano posto al di sotto del livello dell’atrio di entrata e due che vi fuoriescono. Il volume interrato è adibito a cisterna la quale non presenta ingresso dall’interno. Intorno ad essa troviamo dei locali seminterrati, nei quali si entra direttamente o attraverso due varchi sulla facciata orientale o mediante una rampa situata ad ovest della torre, che consente di superare il dislivello tra il cortile e i locali.
L’entrata principale è preceduta da una rampa, portata da un arco leggermente ribassato e da una spalla entrambi in muratura, che finisce in corrispondenza della cortina orientale, dove si apre un portale in pietra ad arco a tutto sesto di fattura ottocentesca. Appena dopo l’ingresso al castello, ci si ritrova in un atrio scoperto che insieme con un corridoio costituisce uno spazio di disimpegno per entrare nelle ali sud, nord ed ovest oltre che nella torre. Quest’ultima si presenta divisa da un ampio arco a sesto ellittico, al suo intradosso, che si allunga oltre l’asse diametrale a guisa di manico di paniere. Posto parallelamente alla parete di ingresso sorge un arco a sesto acuto inserito successivamente per sorreggere una volta a botte a sesto acuto, su cui gravano muri in falso che sorreggono le volte del piano superiore. A sesto acuto è anche un arco, posto sulla parete di fronte a quella di entrata, che consente il collegamento con l’ala occidentale, attualmente dissestata nelle sue strutture murarie e del tutto priva di copertura. In fondo a sinistra, entrando nel piano terra della torre, scopriamo l’esistenza di una magnifica scala a chiocciola, ricavata tra i muri sud ed ovest e costituita da masselli in pietra calcarea proveniente da cave della vicina Murgia. La scala è stata eseguita con raffinata tecnica di taglio e serve a collegare il piano terra al primo piano. Da qui, gradini di legno, incassati nella muratura circolare, conducevano un tempo all’attuale terrazza di copertura. A metà tra i due livelli, sul rinfianco di una volta, è possibile osservare un singolare cunicolo che fungeva da nascondiglio segreto.
Il primo piano è diviso in tre vani, di cui due coperti da volte a botte a sesto acuto, il terzo, a pianta rettangolare allungata, coperta anch’essa da volta a botte a sesto leggermente ribassato. I primi due, realizzati con conci da taglio di consistenza tufacea, sono coevi alle volte del piano terra, cioè medievali. Il terzo mostra chiari segni di un intervento di parziale rifacimento.
Altrettanto degno di menzione è l’impianto di convogliamento delle acque meteoriche nella cisterna, la cui raffinata concezione ed esecuzione rimanda agli impianti idraulici di età federiciana. In particolare segnaliamo una conduttura incassata nella muratura che segna l’intero prospetto est della torre, nei pressi del cantonale di destra. Essa è costituita da una serie di conci lapidei prefabbricati con sezione interna a forma di C, interrotti da conci scatolari con sezione semicircolare al loro interno.
Il carattere architettonico del complesso risulta influenzato da una lunga e articolata stratificazione storica.
Fu nell’epoca federiciana, quando il castello divenne sede del magister massarium Apuliae, che Monteserico visse la sua stagione più vitale. Si sviluppò un borgo ad est del castello e sui pendii circostanti così esteso da superare demograficamente Genzano stessa. Il borgo fu abbandonato probabilmente per ragioni riconducibili allo sfruttamento delle risorse ambientali.
Teatro di memorabili scontri, come quello tra Spartaco e i Romani (70 s.C.) e durante la Guerra Punica tra bizantini e normanni (1041)
Attualmente in buono stato di conservazione, visitabile e sede di eventi organizzati da enti e associazioni comunali.
IL SANTUARIO
A qualche centinaia di passi dal castello di Monteserico, troviamo una sobria Cappella nella quale, un tempo tutte le domeniche ora una volta all’anno, un sacerdote di Genzano si reca a celebrare la Santa Messa. In fondo al Santuario è presente un solo e povero altarino in pietra grezza. Al di sopra dell’altare è ivi presente un quadro raffigurante l’Annunciazione rimpiazzato da qualche decennio da un quadro con un valore irrisorio. L’immagine è ritenuta per molti fedeli miracolosa e amata quale difensore sul vasto territorio.